
Peccato per il modo di cantare, davvero. Perché Francesco Pizzinelli è esattamente il tipo di cantautore che piace a me: melodie orecchiabili e testi malinconici e delicati. Nostalgico delle partite di calcio degli anni ’80 (‘Me lo ricordo’), di quando si faceva sega a scuola (‘Vale, Stefy, Cri’) o si uccidevano le formichine a Gabicce Mare (‘Cartoline’), dei vecchi film di Bud Spencer (‘La soggettiva del frigo’) ma più di tutto dispiaciuto dalla scomparsa dei cantautori con gli occhiali (ascoltatevi la ghost track, pezzo migliore dell’album). Racconti un po’ naive di un Italia che ancora poteva [...]